Abilitazione per insegnati

Percorso classico per insegnare in Italia, scuole medie e superiori, difficoltà, esami da sostenere, aspettative

 

Sicuro di voler diventare insegnante? Se per te insegnare è più una vocazione che una scelta professionale, ti sarà utile sapere che il tuo desiderio e le tue aspettative devono essere davvero forti, tanto forti da poter superare un iter davvero complicato.

Il percorso di studi, i concorsi, le assegnazioni e la burocrazia trasformano quello che dovrebbe essere un piacevole viaggio in una corsa piena di ostacoli che, a volte, sembrano insormontabili.

Il sogno di avere, un giorno, un posto fisso nella scuola pubblica italiana è sempre più irraggiungibile. Il susseguirsi di leggi e normative sembrano poi complicare il percorso, piuttosto che snellirlo e renderlo meno impervio.

 

Il percorso di studi

In primo luogo, è necessario completare gli studi superiori e successivamente conseguire una laurea magistrale che sia coerente con la classe di concorso alla quale si intende partecipare.

Nel proprio curriculum devono inoltre essere presenti almeno 24 crediti formativi in insegnamenti di ambito pedagogico e didattico.

 

I concorsi

Fondamentale poi è la partecipazione al concorso scuola nazionale. L’ultima riforma del Governo Renzi prevede che sia bandito ogni tre anni.

Se l’esito è positivo, si verrà assegnati ad un’istituzione scolastica dove svolgere attività di formazione e apprendistato, usufruendo di un contratto di formazione della durata di circa tre anni. Durante questo periodo sarà necessario:

 

  • conseguire, durante i primi due anni, un diploma di specializzazione
  • frequentare un anno di tirocinio attivo nelle scuole (TFA), dove effettivamente verrà ricoperto il ruolo da docente, ma il contratto resterà quello di apprendistato

 

Purtroppo le informazioni importanti relative al TFA come ad esempio date, modalità, programmi e criteri di partecipazione sono spesso poco chiare e le notizie che si possono trovare in rete sono quasi sempre confuse.Nonostante sia nata come rimedio al caos delle graduatorie, la riforma ha suscitato parecchi dubbi e perplessità, sostituendo altre difficoltà a quelle presenti fino ad ora.La sensazione di essere sempre precari non ha abbandonato gli aspiranti insegnanti, che vedono il traguardo del posto fisso irraggiungibile, con in aggiunta la possibilità di essere “spediti”, proprio come un pacco postale, ad insegnare in un altra città se non proprio in un’altra regione.

 

I continui cambiamenti

Nonostante la riforma sia diventata legge (Legge n. 107 del 13 luglio 2015) sono in atto continui cambiamenti nel sistema di preparazione ed assunzione degli insegnanti.

Queste numerose modifiche al percorso di studi necessario e ai metodi di assunzione non fa altro che aggiungere confusione al già presente caos che alberga tra tutti gli aspiranti docenti. Il preside sarà insignito di ulteriori “poteri”, ovvero potrà scegliere dagli albi territoriali i docenti da inserire nel proprio organico. Potrà anche promuovere o bocciare, dopo aver consultato il Comitato di valutazione della scuola, i docenti appena immessi in ruolo e premiare con un bonus in denaro gli insegnanti migliori. Un numero mai precisato di precari di seconda fascia non sono stati presi in considerazione e, se vorranno conquistare una cattedra, dovranno farlo con i nuovi concorsi attraverso i quali il servizio prestato verrà valutato. Cambia anche il sistema di valutazione dei “meriti” degli insegnanti: i migliori saranno premiati con incentivi economici, il preside avrà invece più possibilità di licenziare i docenti considerati incapaci.

 

Un sogno infranto?

In conclusione, intraprendere la carriera da docente in Italia non è semplicissimo: quasi tutti gli anni, chi vuole diventare insegnante deve confrontarsi con nuove norme e nuovi decreti che, quasi sempre, sconvolgono le regole valide fino a poco tempo prima.

Nella maggior parte dei casi, poi, le normative sono diffuse in ritardo: questo fa in modo che si susseguano indiscrezioni che hanno, come unico effetto, quello di provocare smarrimento e disordine tra chi sogna un giorno di sedere, un giorno, dall’altra parte della cattedra.